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INTRODUZIONE AL LABORATORIO DI TESI: LO SPAZIO E IL SUONO        prof. Michele Porcu // MPIII Exhibition-Interior Design // NABA

L’occhio e l’orecchio. Lo spazio e il tempo. Il design e la musica. L’oggetto e il suono. Mondi lontani.Lontani, forse in apparenza. E poi, mondi? Avranno senso queste definizioni e contrapposizioni?Le discipline esistono, hanno una storia, dei princìpi che mutano nel tempo, metodologie e procedure, insegnamenti e bibliografie, apparati e burocrazie. E dunque hanno senso.Ma intersezioni esistono. L’una può influenzare l’altra, può dipendere dall’altra, può trovare nell’altra linfa inaspettata per sperimentare contenuti altrimenti non raggiungibili in processi autoreferenziali, canonici in senso classico. Al punto da fondersi, da non distinguersi.

Possiamo usare il suono come materiale da costruzione alla pari del legno, dell’acciaio o della luce. Per un oggetto o per uno spazio. Il design come l’architettura sono arti primariamente definite dall’occhio.La musica dall’orecchio. I suoni in generale vivono grazie all’orecchio, ma attraversano anche il corpo, un interno-interiore nell’interno-ambiente, determinando percezioni di altri organi. E poi, per quanto ancora in minima parte, esiste una loro trasposizione codificata su carta, che sopravvive alla loro e nostra vita. Qualcosa provoca un suono, e quel qualcosa può essere anche un oggetto, anche un’architettura in senso esteso. Allora, come designer dell’oggetto o dello spazio (continuamo a usare queste parole, oggetto e spazio, per pura semplicità, ma ne conosciamo l’ambiguità) possiamo pensare di definire o ridefinire quel qualcosa. Anche di darne un senso nuovo.Così come possiamo ridefinire lo spazio entro il quale le cose (strumenti, dispositivi, amplificatori e via di seguito) suonano, arrivando a suggerire nuove composizioni, o nuove modalità di ascolto.

John Cage scriveva che la musica del passato “aveva a che fare con i concetti e la loro comunicazione, la nuova musica invece non ha niente a che fare con questo, ma solo con la percezione”.

Nuove percezioni non solo visive, ma legate ancor più all’esperienza nel tempo, quel tempo senza il quale ogni spazio, ogni oggetto sarebbe solo natura morta.

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SPAZIO è SUONO

Premessa

“Un paesaggio sonoro è un qualsiasi campo di studio acustico. Paesaggio sonoro può essere una composizione musicale, un programma radio o un ambiente acustico. (…) Un paesaggio sonoro è fatto di eventi uditi, non di oggetti visti”. Così scriveva Murray Schafer nel 1977.

 Negli ultimi decenni la distinzione tradizionale tra suono rumore silenzio e musica ha perso significato: “La musica è il suono, i suoni che ci circondano, ci si trovi o meno in una sala da concerto”, scriveva John Cage, musicista e artista dissacratore, che ha lavorato con il caso dando al silenzio il valore di suono.

 Domanda: è possibile suonare un edificio come se fosse uno strumento? Sentire il volume e le dimensioni, i materiali, i caratteri e le funzioni? Introdurre dunque il suono nel progetto degli interni, farlo diventare un parametro fondamentale, così come in musica è stato introdotto il parametro spazio a fianco di timbro, altezza, durata, intensità?

Progetto

___Traduzione di un edificio in uno strumento musicale.

Non dunque spazi/architetture per la musica e per il suono ma spazi che creano suono. Il design acustico e quello spaziale si identificano.

___Allestimento di una mostra sul suono in un ipotetico centro per la musica (che comprende spazi accessori quali piccolo bookshop, bar, etc).

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